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Sicurezza e formazione14 ottobre 2026

Mobbing e Straining sul posto di lavoro: come riconoscerli e come tutelarsi

Mobbing e Straining sul posto di lavoro: come riconoscerli e come tutelarsi

Vessazioni fisiche o psicologiche, isolamento, dequalificazione professionale e critiche continue sul posto di lavoro non rappresentano semplici dinamiche di conflitto o fisiologico stress lavorativo. Quando tali condotte diventano sistematiche, il lavoratore si trova di fronte a fenomeni di mobbing o straining, comportamenti illeciti che lesivi della dignità personale e della salute psicofisica.

La differenza tra Mobbing e Straining

Sebbene entrambi i fenomeni costituiscano una violazione dell'obbligo di tutela dell'integrità fisica e morale del lavoratore (previsto dall'art. 2087 del Codice Civile), la Giurisprudenza distingue chiaramente le due fattispecie:

  • Il Mobbing: Consiste in una pluralità di condotte ostili, persecutorie o discriminatorie reiterate nel tempo con una frequenza costante (di norma per almeno 6 mesi). Può essere messo in atto dal datore di lavoro o dai superiori (mobbing verticale) oppure dai propri colleghi (mobbing orizzontale), con il preciso intento di emarginare il lavoratore o indurlo alle dimissioni.

  • Lo Straining: Rappresenta una forma "attenuata" ma altrettanto lesiva di mobbing. Si verifica quando vi è un'unica azione ostile o una serie limitata di condotte i cui effetti negativi si protraggono nel tempo, creando una situazione di stress forzato e permanente (ad esempio l'improvvisa privazione degli strumenti di lavoro, l'emarginazione fisica dal team o un singolo atto sanzionatorio dequalificante).

Come riconoscere i comportamenti illeciti

Tra le condotte più frequenti riconosciute dai tribunali come sintomatiche di mobbing o straining rientrano:

  • Svuotamento continuo delle mansioni e assegnazione di compiti inutili o dequalificanti;

  • Assegnazione di carichi di lavoro sproporzionati e con scadenze impossibili da rispettare;

  • Controlli esasperati, contestazioni disciplinari pretestuose e rimproveri pubblici;

  • Isolamento logistico (es. spostamento in un ufficio isolato o privo di dotazioni tecnologiche) o relazionale;

  • Diffamazione, attacchi personali o ridicolizzazione davanti ad altri colleghi.

Come dimostrare il Mobbing: l'onere della prova e il risarcimento

In sede giudiziaria, l'onere della prova spetta al lavoratore. Per costruire una richiesta risarcitoria solida ed efficace, è fondamentale raccogliere e conservare:

  1. Documentazione scritta e digitale: e-mail, messaggi aziendali, lettere di richiamo, verbali o ordini di servizio;

  2. Diario di bordo: una cronologia dettagliata di date, episodi, condotte vessatorie ed eventuali testimoni presenti;

  3. Documentazione medica e psicologica: certificati del medico curante, referti di visite specialistiche o perizie psicologiche che attestino la presenza di patologie correlate allo stress lavorativo (come disturbi d'ansia o sindrome da burnout);

  4. Testimonianze: dichiarazioni di colleghi o ex colleghi disposti a confermare gli episodi contestati.

I danni risarcibili e le azioni tutele

L'accertamento del mobbing o dello straining dà diritto al risarcimento di diverse tipologie di danno: il danno patrimoniale (spese mediche e perdita di guadagno) e il danno non patrimoniale (danno biologico alla salute ed esistenziale per la lesione della personalità). Inoltre, nei casi più gravi, il lavoratore può rassegnare le dimissioni per giusta causa, con diritto all'esonero dal preavviso e all'accesso all'indennità di disoccupazione NASpI.

Lo Studio Legale dell'Avv. Vincenzo Curiello assiste i lavoratori nella valutazione preventiva del caso, nella raccolta delle prove e nella diffida formale all'azienda, intraprendendo tutte le azioni necessarie per l'interruzione della condotta illecita e l'ottenimento del giusto risarcimento.

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Mobbing e Straining sul posto di lavoro: come riconoscerli e come tutelarsi · Avv. Vincenzo Curiello